Recensioni di Tutti senza nome
(Edizioni del Leone, 2006)

Editoriale in quarta di copertina, febbraio 2006

di Alvise Foschi

Chi è Candido Domizi? Perché la sua vita rimarrà un unico desolato foglio bianco? Chi è Zoe Previ e per quale motivo si ostina a tenere i pattini da ghiaccio persino fuori dalle piste? Chi sono Alessandro Forsenno, Lazzaro Destanti e Sofia Lungimirante? Per quale segreta ragione Biagio Barbaro non riesce che a balbettare alcune sillabe delle cifre perfette che si porta dentro? Cosa si nasconde dietro le ossessioni di Prisca Devoti e di Eustazio Discorde? In quale vita e sotto quale forma si cela il nome di Siro Radi? E infine qual è il diluvio da cui Otto Forato si adopera per salvare l'umanità intera?
Come uno sfarfallio di abbaglianti prima di imboccare la curva, la superficie coperta da queste vite è tutt'altro che estesa, e il loro colore è sbiadito alla maniera di quelle foto che hanno preso troppa luce e si sono quasi ingiallite con il passare del tempo. Vite incolori simili a quelle di tanti altri, verrebbe da dire, personaggi la cui inesistenza, forse, non comporterebbe per noi alcun cambiamento. Cosa devono aver pensato quelle ombre prima di essere tolte dal limbo in cui si trovavano, si chiede il biografo che trascorre le notti insonne a dare un senso ai giorni, dove devono essersi formate esattamente. Cosa devono aver pensato, ci chiediamo pure noi, e dove debbano trovarsi esattamente adesso. E perché ci venga l'atroce sospetto che parlino proprio di noi.

Literary.it, Nr. 7/2006 - 04.07.06
"Renzo Cremona, Tutti senza nome"

di Luciano Nanni

L'assenza di maiuscole ha un fine democratico, ma Cremona non si spinge all'estrema purezza eliminando qualsiasi segno non grafema: si conferma però la struttura mentale del testo percorso da figure fantasmatiche, o ipostasi, che s'adombrano e sfuggono, a seconda dei casi, nella scrittura ripiegata su valori semantici e, poi, rappresentativi. Le storie sono inglobate da nessi linguistici e svolte fino a smarrire le proprie tracce (p. 285). Si deve ammirare la costruzione, brulicante di eventi e personaggi utopici o ipotetici: stile alto, che ci ricorda l'occasione di affidarsi, volenti, alla parola, sede di un oltremondo mai completamente esplorato.

Literary, nr. 9/2006 - 27.09.06

di Claudia Manuela Turco

Con uno stile sempre più coinvolgente Renzo Cremona, esperto di lingue orientali, tratteggia i protagonisti (Tutti senza nome, ma prima del finale un nome lo avranno), di una trilogia articolata in Cronache dal centro della notte, Cronache dalla notte ulteriore, Le vite perpendicolari.
I passaggi da spazi claustrofobici e bui e invernali a un bosco in pieno centro cittadino allo spazio oceanico e alla luce del giorno vengono analizzati nella postfazione da Alvise Foschi, il quale ha seguito l'autore nei vari stadi di crescita del suo corposo libro. Malgrado il tomo non sia leggero, la lettura scorre veloce, facilitata dall'impaginazione che lascia ampio respiro alla parola, nonché alla riflessione, e dalla fagocitante assenza di maiuscole che assicura una maggiore coesione all'intera opera. Talvolta vi sono venature aforistiche: "la notte ha due volti: l'altro è scrostato e ci guarda a mezzogiorno dalle fessure che abbiamo dentro la testa." Altre volte si aprono squarci poetici. Di certo l'approfondita competenza linguistica (riflessa nelle competenze e professioni di alcuni dei protagonisti dei tanti episodi intrecciati, pure loro traduttori o esperti di lingue orientali) ha reso oltremodo consapevole l'autore del peso specifico delle singole parole, cui va aggiunta una particolare predisposizione all'analisi acuta delle possibili conseguenze delle più piccole stranezze.
Seguendo il percorso dal freddo invernale ai preludi dell'estate, viene in mente la popolare leggenda russa della fanciulla di neve che divenne di carne e ossa, per far compagnia a una coppia che non aveva figli, ma che, essendosi innamorata di un ragazzo, ritornò ghiaccio e al sopraggiungere della primavera si dissolse. Così scrive Renzo Cremona: "l'inverno, prossimo al disgelo, stava formando delle grosse crepe sulla superficie. fu allora che lui vide il reticolato geografico illuminarsi, e le rotte, sconfinate, inondate di luce."
La fanciulla di neve russa ben si sposa con il pupazzo di neve ideato dal giovane autore: "voleva credere di essere un pupazzo di neve, ma il gioco era già finito. dicembre lo raggiunse, con i suoi respiri maligni e le bufere di notte. era un uomo, eppure, al primo sole, quando terminò la stagione dei suoi sogni, si sciolse sull'erba e scomparve."
Come si legge alla fine della trilogia, "I nomi e i cognomi nel libro non sono casuali ma cercati e voluti. Tuttavia non si riferiscono a persone fisiche realmente esistenti, bensì alla loro ombra metafisica." E Alvise Foschi approfondisce: "È come se Cremona avesse voluto limare ulteriormente quelle tracce di contingenza che contraddistinguevano delle cronache che, ironia della sorte, più che cronache sono, ad uno sguardo attento, dei veri e propri paradigmi atemporali della condizione umana."
Il lettore può acquisire un'immagine più veritiera di sé vedendosi riflesso nei personaggi, analogamente uno di loro che "d'improvviso si accorge di avere forato e di trovarsi a lato nella corsia di emergenza, luogo dal quale, ci sia concesso dirlo, può osservarsi meglio: è così che finisce per sentirsi una grande autostrada notturna priva di illuminazione con tutte le direzioni solcate da linee rosse in allontanamento.// e in un attimo vede dentro di sé una stazione di servizio deserta, con tutti i prezzi della benzina fissi sul riquadro del distributore e i segni delle gomme di qualcuno che è sempre già partito. e l'area illuminata, attorno alle pompe, completamente muta. completamente immobile."
I personaggi affiorano in modo lento dalla nebbia ed emblematici si rivelano i nomi e cognomi che si vedono attribuiti: sofia lungimirante, lazzaro destanti, espedito d'impacci, atanasio il metafraste, gualtiero diamante, otto forato, arturo fabbri, rebecca ardente, tosco dolcespini... Tra alcuni di loro intercorrono rapporti di parentela; da punto di raccordo funge, nella parte finale, la figura della portinaia calliope vivaldo.
Come la fanciulla russa della nota leggenda, inizialmente questi personaggi sono labili, sfuggenti, poi si consolidano, raggiungono una loro identità, si scavano dentro, si fanno sanguigni e di vera carne, ma subito dopo la loro identità si dissolve.
Sorprende il finale con l'arrivo di una nuova arca di Noè: per conseguire la salvezza, è necessario azzerare le differenze e porre l'accento su quanto abbiamo in comune, dimenticando ognuno il proprio nome, per poter partire insieme e riedificarsi. Sentendosi un po' meno solo, terminata l'avvincente lettura, il lettore prova davvero la sensazione di essere pronto a salpare per conoscere nuovi mondi.

http://www.literary.it/dati/literary/turco/tutti_senza_nome.html

La Nuova Tribuna Letteraria, Nr. 85 (1° trimestre 2007)
"Renzo Cremona, TUTTI SENZA NOME"

di Pasquale Matrone

La lettura di Tutti senza nome, il nuovo libro di Renzo Cremona, mi ha fatto pensare subito a “La trappola”, una delle novelle più significative di Luigi Pirandello. Mi è tornato in mente un passo che racchiude il senso doloroso e profondo del pensiero dell'artista siciliano. Lo riporto fedelmente: “Ma che vuole dire, domando io, darsi una realtà, se non fissarsi in un sentimento, rapprendersi, incrostarsi in esso? È dunque, arrestare in noi il perpetuo movimento vitale, far di noi tanti piccoli e miseri stagni in attesa di putrefazione, mentre la vita è flusso continuo, incandescente, indistinto. La vita è il vento, la vita è il mare, la vita è il fuoco; non la terra che s'incrosta e assume forma. Ogni forma è la morte.” Renzo Cremona, fatte naturalmente le dovute distinzioni, utilizza la scrittura con intenti molto simili a quelli pirandelliani. Infrangendo le regole della forma e, tuttavia, rivelandosi raffinatissimo conoscitore dei meccanismi, dei segreti e delle potenzialità del linguaggio, lo scrittore riesce a giocare con le parole come pochi sanno fare; e che, mentre si diverte a inventare nomi paradossali e situazioni che rasentano l'assurdo, affonda il suo bisturi in uno dei drammi più cocenti dell'attuale momento storico: la profonda e crescente divaricazione tra realtà e apparenza, tra la persona e il burattino che, lasciandosi manovrare a suo danno, finge o s'illude di rappresentarla. Il libro, corredato dalla postfazione di Alvise Foschi, che ne svela l'impalcatura e i pregi con rara perizia, si divide in tre parti intitolate, rispettivamente, Cronache dal centro della notte, Cronache dalla notte ulteriore, Le vite perpendicolari. Le tre sezioni, delimitate da un Prologo e da un Epilogo, rappresentano le tappe di un percorso che, iniziato nel buio angosciante e informe di una notte che sfiora la disperazione, ha come meta finale la conquista consapevole, da parte dei viandanti, di una nuova identità, rischiarata da una luce che restituisce finalmente dignità, rigenerandoli e attribuendogli nomi più veri e credibili, alla natura, alle cose e agli uomini. Il finale è lieto, perché ispirato dalla fede in un sicuro e salvifico riscatto. Il punto più buio della notte è proprio quello che precede l'inizio del giorno. Tutta qui la verità semplice e maestosa a cui l'autore fa riferimento. Una frase buttata lì da un'amica diventa elemento prezioso di un'illuminazione salutare e benefica per vincere il male di vivere, per convincerci che è ancora possibile liberarsi da una forma che ci vede vegetare e agire come bestie ottuse e aggressive, gli uni contro gli altri, in un conflitto di tutti contro tutti. Tutto questo viene narrato con una scrittura che, nel mentre fa le viste di scegliere la ribellione della sregolatezza, a poco a poco svela la cifra stilistica e la bravura di un autore capace di padroneggiare un patrimonio culturale di dimensioni notevoli che interagisce abilmente sia con il mondo classico sia con la produzione più qualificata della letteratura contemporanea. E che, certamente, ha ancora molte cose da raccontare.

Giuria del Premio Letterario Nazionale "Alfonso Di Benedetto" - giugno 2007
Tutti senza nome, Premio Speciale della Critica

a cura di Lorenzo Pellegrini

È un'opera ambiziosa, dalla struttura complessa, in cui palesa il tentativo di procedere oltre le convenzioni. La prosa è colta, accattivante e curatissima, possiede la misura evocativa che tende ad oltrepassare i limiti che conducono alla poesia.

Talento, Nr. 2/2007 - "Il nudo", pp. 66-67
RENZO CREMONA - "Tutti senza nome"

di Mario T. Barbero

Renzo Cremona è un giovane scrittore (è nato nel 1971) ma con già alle spalle una considerevole carriera letteraria iniziata come poeta: nel 1993, a soli 23 anni (21, ndr), ha prodotto la raccolta di versi "Foreste Sensoriali". Con lavori inseriti in importanti Antologie, Cremona è anche autore di testi in lingua inglese pubblicati nei Paesi Bassi, nel 2002 ha pubblicato "Lettere dal Mattatoio" che ha ottenuto il Premio Speciale della Giuria alla XI edizione del Premio Internazionale "Nuove Lettere" di Napoli e (nel 2004, ndr) "Cronache dal Centro della Notte". Vincitore di numerosi premi ha al suo attivo traduzioni dal cinese moderno, dal mancese classico e dall'afrikaans. Nel 1995 si è laureato in Lingue e Letterature Orientali all'Università di Venezia e si occupa attualmente anche di lingua e letteratura neogreca e portoghese.
Questa sua opera Tutti senza nome fa parte di una trilogia composta dalle seguenti parti: "Cronache dal centro della notte" (opera prima del 2004 che gli ha valso il 2° Premio alla XXII edizione del Premio Città Cava de' Tirreni), "Cronache dalla notte ulteriore" e "Le vite perpendicolari". Un lavoro che si potrebbe collocare in una sezione particolare della letteratura moderna che pone l'Autore in una dimensione forse unica del mondo letterario italiano, quella della narrazione parlata, quasi anonima nella sua specificità, fatta di immagini e di personaggi che sembrano apparsi d'improvviso come sospesi nelle nebbie dell'immaginazione. Anime (e corpi) come sollevate e trasfigurate da un limbo nel quale paiono immerse da tempo, fino a quando, cioè, l'Autore non decide di dare loro un volto (o un nome: ma quale? È poi proprio vero che lo voglia?) per poterli proporre al lettore come una sorta di illusionaria cometa che nel giro di pochi istanti si dissolve come se non fosse mai esistita. Personaggi "distorti" e raffigurati al pari di fantasmi senza identità, vaganti in attesa di una collocazione che sembra non avere mai definizione. Il tutto in un contesto descrittivo altamente tonico, com'è altrettanto originale l'idea di lasciarli all'immaginazione e all'inventiva di chi legge. Un modo inconsueto di porgersi che si nota forse ancor più nella sezione de "Le vite perpendicolari", nella quale i personaggi, così come sono stati collocati, si confondono con le loro vicende, in un contesto di "immagini collettive" che in un certo qual modo dà e giustifica il titolo del libro: vite incolori, sbiadite dal passare del tempo, come se questi personaggi si trovassero lì per caso, smarriti e impotenti, alla ricerca di un qualcosa di indefinitamente perduto... anime vaganti senza tempo e senza nome, appunto.

Radio Rai - Literary.it (giugno 2008)
Renzo Cremona, Tutti senza nome

di Flavia Lepre

Questo poderoso libro di narrativa del poeta-scrittore Renzo Cremona, pur non essendo un seguito dei due volumi precedenti, Lettere dal Mattatoio e Cronache dal centro della notte (Poesia il primo, Narrativa il secondo; entrambi pluripremiati in importanti concorsi letterari), stranamente par che si riallacci ad essi per una soffusa somiglianza di stile. Egli, infatti, si distingue per l'eleganza espressiva, per l'autonomia della scelta tematica e culturale, e per quel tanto di misterioso che circola nelle sue pregevoli opere.
In Tutti senza nome, l'autore dà vita a personaggi che potrebbero essere "veri", cioè esistere veramente, così come esistiamo noi su questa terra... Ma è il modo in cui egli svolge il filo della loro esistenza che rende enigmatico il contenuto di questo libro.
Ed anche il fatto che nessun personaggio della storia ha un nome proprio, è motivo non solo di originalità, di intreccio avvincente, ma anche di curiosità, di desiderio di approfondire una lettura che si presenta con molte sfaccettature e che, sicuramente, può riservare notevoli sorprese.
Attento a calibrare la realtà con numerose tracce d'immaginario, Renzo Cremona spazia, intellettualmente, in molteplici cieli. Ricco d'ingegno, in lui tutto s'accresce nel tempo, e sono proprio i suoi scritti che ne danno piena dimostrazione. Infatti, immagino che nella sua anima egli abbia eretto un suo personale tempio, dove depone, facendolo vivere in un clima particolare, tutto il "whole" delle sue emozionalità e dei suoi pensieri.
Pur raccontando eventi fantasiosi e strani, in lui c'è sempre un senso di malcelata realtà che qua e là viene timidamente a galla. Perché, seppur inconsciamente, Renzo gira e rigira le sue opere tra luci ed ombre, con il segreto desiderio di far spiccare il volo a tutte le sue composizioni letterarie, sia poetiche, sia narrative, per risvegliare l'anima intorpidita del mondo che, nell'attuale e crudele realtà in cui viviamo, è diventato un universo di babelica confusione. Cosicché lo scrittore, sollecitato da una sua "fiamma interiore", si fa interprete di un discorso di vita attraverso un'analisi approfondita di ogni suo scritto. Forse perché anche lui, come me, pensa che scrivere per allargare la propria conoscenza e quella degli altri, sia il modo più idoneo per esorcizzare e controllare il nudo inferno malato della propria anima.
Questo romanzo dal titolo un po' fuori dal comune, è una narrativa "criptica", diversa e quindi assolutamente carica d'attrazione e di coinvolgimento e, direi, validissima per una lettura intelligente e sicuramente interessante.

Tutti senza nome - runoilta 25.4.

Rovaniemen kaupungin kulttuuripalvelukeskus, Rovaniemen Dante Alighieri - seura ry ja Sanataideyhteisö Papperpuu - 25.04.2009
Lappland, Rovaniemi - http://yle.fi/

TUTTI SENZA NOME -RUNOILTA Kahvila Kauppayhtiössä lauantaina 25.4. klo 19–21.30

Italialainen runoilija ja kääntäjä Renzo Cremona ja rovaniemeläinen Sanataideyhtei-sö Papperpuu loihtivat yhdessä illan sanoille, ystäville ja musiikille italiaksi, englan-niksi ja suomeksi.
Renzo Cremona (s. 1971, Chioggia) on palkittu ja kiitetty italialainen nykyrunoilija ja kääntäjä, joka on valmistunut Venezian yliopistosta kiinan kieli pääaineenaan. Lisäksi hän tekee käännöksiä mm. afrikaansista, tanskasta, portugalista ja kreikasta.
Cremonan työskentelyn johtotähtenä ovat runouden ja kirjallisuuden tuominen sinne missä sanataiteen ystävätkin ovat. Hän on toteuttanut kotimaassaan lukuisia poikki-taiteellisia runoiltoja. Cremonan julkaisut vaihtelevat proosarunoista ja monologeista latinan kielisiin haikuihin. www.renzocremona.it

Olli-Pekka Tennilä on Kuopiosta kotoisin oleva ja Rovaniemellä noin vuoden asunut nuori runoilija. Hänen esikoisrunoteoksessa nimeltään Ololo herätti innostusta val-takunnan lehdistössä ilmestyttyään viime vuonna. Lisätietoa osoitteesta: http://valkeakohina.blogspot.com/ Rovaniemeläiset runoilijat

Titi Honkanen ja Jarkko Kumpulainen ovat sanataideyh-teisö Papperpuun perustajajäseniä. Honkasen ja Kumpulaisen tekstejä on nähty äskettäin muun muassa Lapin balettiopiston Runotanssi-teoksessa.
Tilaisuuteen on vapaa pääsy. Lämpimästi tervetuloa! Tilaisuuden järjestävät: Rovaniemen Dante Alighieri-seura, Sanataideyhteisö Pap-perpuu ja Rovaniemen kaupungin kulttuuripalvelukeskus.


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