Pubblicazione: marzo 2006.
Editore: Edizioni del Leone (Spinea, VE).
Collana: Narrativa.
Codice ISBN: 88-7314-160-9.
Immagine di copertina: Ritratto di un’anima, di Riccardo Ciriello (2005).
Note: Il libro comprende testi scritti tra il 2003 e il 2006. Aperto da un Prologo e chiuso da un Epilogo, Tutti senza nome è suddiviso in tre parti: Cronache dal centro della notte (in una versione aggiornata ed ampliata rispetto a quella del 2004), Cronache dalla notte ulteriore e Le vite perpendicolari. Nel 2014 è stata pubblicata la versione elettronica.

cronache dalla notte ulteriore, I

e a metà strada, camminando lungo un percorso irto di ostacoli e pieno di buche, proprio quando giungemmo all’angolo dove la nostra vita avrebbe inevitabilmente svoltato, ci ritrovammo in una selva oscura. si era nel mezzo della città, ad un solo passo dall’incrocio e dai semafori, le auto aspettavano il verde per poter passare e i clacson già suonavano. fu così che all’improvviso si fece silenzio attorno a noi e vedemmo alberi, tanti alberi, altissimi e muti, circondarci. e noi rimanemmo a guardare, appesi ai rami, i nostri giorni trascorsi, legati uno dopo l’altro con piccoli spaghi; e li vedemmo muoversi leggermente al passare del vento e poi ritornare fermi, immobili, i loro occhi puntati nei nostri.

cronache dalla notte ulteriore, X

ha un progetto di riforestazione il bravo giardiniere che ora è diventato guardaboschi: per ogni tronco tagliato, infatti, gli basta piantare un solo seme alla volta. anche l’eccesso di vita finisce per diventare privazione.

cronache dalla notte ulteriore, XVII

è un bosco ceduo la vita che conosciamo, fatto di tagli continui per la legna di qualcun altro. eppure, nonostante le vecchie potature, ad ogni cicatrizzazione spunta dai contorni un ramo nuovo, inatteso nel cuore dell’inverno, che guardiamo, incantati, sorgere dalle ferite.

cronache dalla notte ulteriore, XXVIII

di notte alle volte, quando è maggiore, stando disteso, l’oppressione che sente gravargli al centro del petto, si alza infilandosi le ciabatte, scende dal letto e percorre, con calma innaturale, l’intero corridoio. fermo davanti alla porta della stanza, quindi, estrae dalla tasca del pigiama una chiave che porta sempre con sé anche durante il sonno e con quella, stando bene attento a non far troppo rumore per non svegliare i vicini, ecco che lui ridà un senso alla serratura ed entra, dopo soli due giri, nel buio. è a quel punto che accende un piccolo interruttore laterale illuminando in questo modo la scena che possiamo finalmente vedere, al cui centro sta un tavolo e sopra, immobile, una grande bilancia, dai piatti della quale, tra un attimo, toglierà un po’ del peso della vita perché questa diventi più leggera e lui possa, prima del sorgere del sole, meritatamente tornare ai suoi sonni interrotti.

le vite perpendicolari, XVI

passa le notti a cucire e a scucire, a mettere e a togliere rattoppi, costante de’ cosimi, commerciante inquieto con l’ossessione della sartoria, convinto com’è che la vita che ci portiamo addosso sia come un abito della taglia sbagliata sempre un po’ più largo o sempre un po’ più stretto il quale, forse, solo con il tempo e a costo di pieghe, scuciture e tagli riusciremo a fare aderire a quello che siamo. solo a costo di tagli, è stato detto infatti, e di rammendi, bisognerebbe aggiungere; e di tanti, tantissimi strappi.

le vite perpendicolari, XXIV

sono anni, ormai, che gualtiero diamante porta la vita a spasso tenendola ben stretta al guinzaglio perché non gli sfugga. le impedisce, in questo modo, di godersi i prati e l’aria aperta in totale libertà di movimento. è per questo che ad ogni strattone e ad ogni scarto risulta sempre più evidente che quella presto o tardi finirà per andarsene e, alla prima occasione, correndo se ne scapperà via.

le vite perpendicolari, XXVII

ippolito damiani, dopo trentacinque anni di lungo ed onorato servizio come agente di custodia presso le carceri della sua città, continua, pur libero

da impegni ormai, a svolgere le proprie mansioni di secondino: tutte le mattine, infatti, subito dopo essersi svegliato, chiama a raccolta quelli che vivono dentro di lui e che durante la notte ha lasciato liberi di gironzolare per i corridoi, dopo di che li mette in fila nel cortile e uno dopo l’altro, facendo girare sempre la stessa chiave all’interno di una serratura di volta in volta diversa, li rinchiude ancora un altro giorno dentro la loro cella.

le vite perpendicolari, XXXI

inerte come un sasso rimane da decenni candido domizi, convinto di essere una matita non tanto dura e facile a consumarsi e che la vita, così come essa appare, sia un temperino che ad ogni disegno procede ad una nuova affilatura. resterà una punta ottusa, si dice, dal tratto grosso e impreciso, ma in compenso riuscirà ad ingannare il tempo, a fermarlo, così almeno crede, sempre prima del disegno. e la sua vita sarà un solo unico e desolato foglio bianco.

le vite perpendicolari, XLV

non ha più nostalgie né memorie di questa vita, siro radi, che da botanico esploratore si addentrò un mattino nelle selve pluviali e diventò, col passare dei giorni, egli stesso una bellissima rampicante, nome perenne, pianta tra le piante.